Dove nasce il percorso di Autogoverno Diffuso
Tutto è iniziato con un'idea semplice: riportare il confronto sulle idee, costruire un percorso aperto e condiviso, mettere al centro i contenuti.
Di seguito trovate i principali momenti che raccontano come siamo arrivati fin qui.
Il primo è il manifesto promosso in vista dell'Assemblea straordinaria dell'ANM del 16 maggio, sottoscritto da centinaia di colleghe e colleghi provenienti da esperienze associative e professionali diverse, nel quale abbiamo individuato quelli che ritenevamo i punti irrinunciabili di un autentico percorso di rinnovamento del governo autonomo della magistratura.
Successivamente, il percorso ha trovato una prima espressione concreta nella proposta di candidatura di Giovanni Nardecchia sostenuta da 200 magistrati ed è poi proseguito attraverso le assemblee e gli incontri territoriali di Milano, del Veneto e dei distretti dell'Italia meridionale, nei quali sono progressivamente emerse le nostre candidature e si è sviluppato il confronto sui contenuti del progetto.
Inoltre, a partire dalla consolidata esperienza milanese e di quanto accaduto in questa consiliatura nel CSM, si è sviluppato un proficuo confronto con Magistratura Democratica, che ha portato ad una sostanziale convergenza sui contenuti alla base del progetto di Autogoverno diffuso, illustrata nel documento del 5 luglio 2026 e approfondite nella sezione "I Rapporti con MD".
200 MAGISTRATI PER GIOVANNI NARDECCHIA
Riportiamo qui di seguito il documento, sottoscritto da 200 colleghi, a sostegno della candidatura di Nardecchia.
MILANO, 8 GIUGNO 2026
Nell'Aula 10 del Tribunale di Milano una cinquantina di magistrati del Distretto si sono riuniti — in presenza o collegati da remoto — per incontrare Giovanni Battista Nardecchia, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, che ha illustrato le ragioni della propria autonoma candidatura nel collegio della legittimità per le prossime elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura.
L’incontro si è aperto ricordando come il Distretto di Milano abbia già vissuto, negli ultimi anni, esperienze di candidature nate dal basso e successivamente sostenute anche da gruppi associativi tradizionali - come avvenuto in occasione delle elezioni del Consiglio giudiziario (con Progetto.Base) e della Giunta Esecutiva Sezionale (con Futuro Giustizia) - . Esperienze che hanno dimostrato come sia possibile costruire convergenze attorno a persone e progetti concreti, al di là delle appartenenze precostituite.
In questo contesto si inserisce il percorso sviluppatosi negli ultimi mesi con il Manifesto sottoscritto da centinaia di colleghi, i cui contenuti hanno trovato significativi riscontri nella mozione approvata dall’Assemblea generale dell’ANM del 16.5.2026. Un percorso che ha riportato al centro del dibattito associativo i temi del governo autonomo, della trasparenza delle nomine, della riduzione degli spazi di discrezionalità e della necessità di promuovere processi di autoriforma della magistratura.
Molti interventi hanno sottolineato come la candidatura di Nardecchia rappresenti una naturale prosecuzione di questo percorso. Ampio spazio ha trovato il tema delle nomine dei dirigenti e dei semidirigenti e la necessità di riprendere il confronto sul Testo Unico della dirigenza giudiziaria, affinché le decisioni del CSM siano sempre più trasparenti, prevedibili a monte e fondate su criteri chiari e verificabili.
È stata altresì ribadita l’urgenza di un Consiglio Superiore della Magistratura aperto, trasparente e concretamente impegnato a dare attuazione agli indirizzi espressi dall’Assemblea generale dell’ANM.
Nel corso della discussione è inoltre emerso un diffuso riconoscimento dell’esperienza maturata da Roberto Fontana al CSM, con particolare riferimento al metodo adottato, ai contenuti delle iniziative promosse e alle modalità di comunicazione e confronto con i colleghi.
Lo stesso Fontana ha espresso la preoccupazione che tale esperienza possa esaurirsi e ha auspicato che possa trovare continuità, sollecitando nuove disponibilità e candidature.
Nel corso del dibattito è emerso anche un invito ai magistrati del Distretto a candidarsi nei collegi del merito.
Roberta Amadeo, pubblico ministero presso la Procura di Milano, e Angelo Mambriani, giudice presso il Tribunale di Milano, hanno raccolto quell’invito, dichiarandosi disponibili a proseguire il confronto in vista delle prossime scadenze elettorali.
È stato inoltre evidenziato come, in particolare nel collegio dei giudici di merito, il sistema binominale con recupero proporzionale su base nazionale e il meccanismo dei collegamenti tra candidature offrano uno spazio concreto per costruire percorsi comuni tra magistrati che condividano una stessa idea di governo autonomo e di rappresentanza.
Su un punto i presenti si sono mostrati concordi: il contrasto alle degenerazioni del correntismo non passa dalla negazione del ruolo dei gruppi associativi, ma dalla valorizzazione di candidature nate dal basso, fondate su capacità, indipendenza, trasparenza e impegno professionale, libere da vincoli di mandato e da condizionamenti esterni.
Nel corso dell’incontro alcuni magistrati milanesi aderenti a Magistratura Democratica, richiamando il sostegno già espresso alle positive esperienze milanesi sviluppatesi in occasione delle elezioni del Consiglio giudiziario e della GES, nonché la convergenza manifestatasi nel recente confronto sul Testo Unico della dirigenza giudiziaria, hanno espresso interesse e disponibilità ad approfondire anche sul piano nazionale una prospettiva fondata sul sostegno a candidature indipendenti per la realizzazione di obiettivi condivisi di riforma del governo autonomo.
L’incontro si è concluso con la convinzione che il percorso avviato a Milano possa costituire il punto di partenza per possibili aggregazioni con colleghe e colleghi di altri distretti che condividano tali obiettivi, in vista delle prossime elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura.
Chi si riconosca in questi obiettivi e desideri contribuire al percorso è invitato a far conoscere la propria disponibilità. Nelle prossime settimane verrà promosso un ulteriore momento di confronto aperto per verificare le disponibilità emerse e approfondire le possibili forme di collaborazione e aggregazione.
VENETO, 16 GIUGNO 2026
Il 16 giugno 2026 si sono riuniti in assemblea tramite collegamento audiovisivo a distanza oltre quaranta colleghi del Veneto per confrontarsi sui possibili sviluppi del percorso avviato nell'assemblea milanese dell’8 giugno 26 e sulle prospettive della nuova consiliatura.
All’incontro ha partecipato il Consigliere Roberto Fontana, che ha illustrato la propria esperienza consiliare e le principali questioni che interesseranno il futuro governo autonomo della magistratura.
Al termine, alcuni dei colleghi intervenuti hanno rappresentato l’importanza di proseguire nelle iniziative da lui portate avanti in questa consiliatura, con particolare riferimento al metodo adottato, ai contenuti delle iniziative promosse e alle modalità di comunicazione e confronto. E’ emersa inoltre l’importanza di realizzare gli obiettivi indicati nel Manifesto per una magistratura trasparente, credibile e libera da condizionamenti sottoscritto da centinaia di colleghi, che ha poi avuto riscontro nella mozione approvata dall’Assemblea generale dell’ANM.
Alcuni dei colleghi intervenuti hanno proposto in questa prospettiva la candidatura di Pier Paolo Lanni, giudice del Tribunale di Verona, che ha raccolto l’invito, dichiarandosi disponibile a proseguire il confronto in vista delle prossime scadenze elettorali, nel solco del percorso avviato dalle candidature già emerse nel distretto milanese (Giovanni Nardecchia, Angelo Mambriani e Roberta Amadeo) e sul presupposto della condivisione delle ragioni che hanno portato alla loro candidatura e risultanti dal report dell'incontro milanese dell’8.6.26 trasmesso a tutti gli aderenti al Manifesto.
Infine, è emersa l’opportunità di creare una chat tra i colleghi del Triveneto interessati, che, in vista delle elezioni, possa far emergere gli obiettivi concreti che dovrebbe perseguire la prossima consiliatura, contribuendo a favorire un allargamento dal basso (allo scopo di aumentare la trasparenza e la partecipazione) e proseguendo nel percorso di confronto positivo proveniente da più direzioni all’interno della magistratura, reduce da una battaglia che ha unito nell’entusiasmo del cambiamento tanti colleghi prima disinteressati al tema dell’autogoverno.
CALABRIA, SICILIA ED EMILIA, 23 GIUGNO 2026
Alle 18.30, in videocollegamento si sono riuniti circa trenta magistrati appartenenti ai distretti di Reggio Calabria, Bologna, Caltanissetta, Catanzaro, Catania e Palermo per confrontarsi sulle prospettive della prossima consiliatura del Consiglio Superiore della Magistratura.
L’incontro è nato dall’esigenza, avvertita da molti dei partecipanti, di proseguire il percorso di confronto e di partecipazione sviluppatosi negli ultimi anni attorno ai temi del governo autonomo della magistratura e, in particolare, di dare continuità a un metodo di esercizio delle funzioni rappresentative e consiliari fondato sulla circolazione delle informazioni, sul dialogo con tutti i colleghi, sull’approfondimento delle questioni e sulla ricerca di soluzioni costruite attraverso la forza degli argomenti piuttosto che attraverso logiche di appartenenza.
È stato ricordato come tale percorso abbia trovato una prima espressione nella candidatura di Giovanni Battista Nardecchia nel collegio della legittimità, sostenuta da un documento sottoscritto da circa duecento magistrati, e sia successivamente proseguito negli incontri di Milano dell’8 giugno 2026 e del Veneto del 16 giugno 2026, nel corso dei quali sono emerse le candidature di Roberta Amadeo (collegio requirente 1), Angelo Mambriani e Pier Paolo Lanni (collegio giudici 1). In tale contesto, anche nei distretti dell’Italia meridionale è maturata l’esigenza di promuovere un analogo momento di confronto, nel quale numerosi colleghi hanno indicato in Fabio Regolo la figura idonea a proseguire questo percorso nel collegio requirente 2.
Alla riunione ha partecipato anche il Consigliere Roberto Fontana, che ha illustrato la sua esperienza consiliare e le principali questioni che interesseranno il futuro governo autonomo della magistratura.
Si è sviluppato un ampio dibattito nel corso del quale alcuni colleghi hanno sottolineato l’importanza di non disperdere quanto emerso in occasione dell’ultimo referendum e la necessità di proseguire il percorso di autoriforma della magistratura, eliminando quelle disfunzioni che incidono sulla credibilità dell’istituzione e sulla fiducia dei cittadini.
Altri interventi hanno evidenziato che tale percorso richiede una nuova idea di rappresentanza, capace di valorizzare le competenze, le esperienze professionali e il contributo di tutti i magistrati, superando logiche di appartenenza e favorendo candidature nate dal confronto sui contenuti e sugli obiettivi.
È stato inoltre sottolineato che i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura devono mantenere un rapporto costante con i territori, prestando attenzione alle differenti realtà organizzative degli uffici giudiziari e promuovendo una continua circolazione delle informazioni e delle esperienze.
Tutti gli interventi hanno condiviso l’idea che la scelta dei candidati debba essere conseguenza della preventiva condivisione di idee, programmi e obiettivi, essendo i nomi uno strumento e non il fine del percorso avviato.
Alcuni dei colleghi intervenuti hanno quindi proposto, in questa prospettiva, la candidatura di Fabio Regolo, che ha raccolto l’invito dichiarandosi disponibile a proseguire il confronto in vista delle prossime scadenze elettorali.
Nel corso del proprio intervento, Fabio Regolo ha evidenziato come la sua disponibilità non trae origine da investiture o designazioni, ma è maturata progressivamente attraverso il confronto sviluppatosi negli ultimi mesi sui contenuti del manifesto presentato in occasione dell’Assemblea generale dell’ANM e, soprattutto, sul ruolo del governo autonomo e sulla necessità di dare continuità alle iniziative e al metodo di lavoro sviluppati in questi anni.
Regolo ha ricordato come, nel corso del tempo, numerosi colleghi abbiano manifestato l’auspicio di una sua candidatura e come lo stesso Roberto Fontana, con il quale è legato da un rapporto professionale e personale risalente negli anni, abbia espresso apprezzamento per tale prospettiva. Ha tuttavia precisato che la decisione di rendersi disponibile è maturata soltanto all’esito di un percorso di riflessione e confronto sui contenuti e sugli obiettivi da perseguire nella prossima consiliatura, ribadendo altresì la propria disponibilità a compiere un passo indietro qualora, nell’interesse del progetto comune, fossero emerse soluzioni maggiormente condivise.
Ha infine sottolineato come la credibilità delle candidature risieda anzitutto nella condivisione di idee, progetti e obiettivi concreti e come la parola “servizio” debba tornare al centro dell’impegno nell’autogoverno, recuperando la centralità dell’esercizio quotidiano della giurisdizione e superando approcci burocratici o carrieristici.
L’assemblea ha concluso i propri lavori auspicando la prosecuzione e l’ampliamento del confronto sviluppatosi negli ultimi mesi, nella convinzione che esso possa contribuire alla costruzione di una nuova idea di rappresentanza e di governo autonomo della magistratura.
L’assemblea si è conclusa alle ore 20.15.
IL RAPPORTO CON MAGISTRATURA DEMOCRATICA (ROMA, 5 LUGLIO 2026)
Care colleghe e cari colleghi,
negli ultimi mesi molti di voi hanno partecipato agli incontri organizzati nei diversi distretti, hanno contribuito con idee, osservazioni e proposte e hanno accompagnato, passo dopo passo, la costruzione di questo percorso.
Proprio per questo ci sembra importante ricostruire, con la massima trasparenza, le tappe che ci hanno condotto fin qui.
Il percorso è nato all’indomani della campagna referendaria, dalla convinzione condivisa che la migliore risposta alle proposte di riforma della magistratura non fosse la difesa dell’esistente, ma la costruzione di un serio progetto di autoriforma del governo autonomo.
Su queste basi, in vista dell’Assemblea straordinaria dell’ANM del 16 maggio a Roma, è stato promosso un manifesto, sottoscritto da centinaia di colleghe e colleghi provenienti da esperienze associative e professionali diverse, nel quale abbiamo individuato quelli che ritenevamo i punti irrinunciabili di un autentico percorso di rinnovamento del governo autonomo della magistratura: trasparenza delle decisioni, partecipazione diffusa dei magistrati, costruzione di una magistratura realmente orizzontale, revisione del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria, valorizzazione delle competenze professionali, superamento delle logiche spartitorie e attenzione al funzionamento degli uffici e alla qualità della giurisdizione.
Successivamente, il percorso ha trovato una prima espressione concreta in un documento sottoscritto da circa duecento magistrati, con il quale è stata proposta la candidatura di Giovanni Battista Nardecchia per il collegio della legittimità. Da quel momento il confronto si è progressivamente ampliato attraverso gli incontri di Milano, del Veneto e dei distretti dell’Italia meridionale e i numerosi momenti di confronto sviluppatisi in questi mesi, dai quali sono progressivamente maturate le candidature di Roberta Amadeo (collegio requirente 1), Fabio Regolo (collegio requirente 2), Angelo Mambriani e Pier Paolo Lanni (collegio giudici 1).
Parallelamente è iniziato il lavoro di elaborazione del programma elettorale, tuttora aperto al contributo di tutti. Fin dall’inizio abbiamo infatti ritenuto che candidature, idee e programma dovessero nascere esclusivamente dal confronto tra i magistrati e dalla condivisione di obiettivi comuni. È questo lo spirito con cui abbiamo accettato di mettere a disposizione le nostre candidature.
In questo contesto si colloca la decisione assunta ieri dal Consiglio nazionale di Magistratura Democratica, che ha deliberato di sostenere la candidatura di Giovanni nel collegio della legittimità, di Roberta nel collegio dei pubblici ministeri 1 e di Fabio nel collegio dei pubblici ministeri 2, e di promuovere il collegamento tra le candidature di Angelo e Pier Paolo nel collegio dei giudici 1 e quelle di Glauco Zaccardi (collegio 2), Monica Amirante (collegio 3) e Daniele Cappuccio (collegio 4), candidati espressi da Magistratura Democratica.
Si tratta di una decisione che si pone in continuità con il percorso che Magistratura Democratica aveva già intrapreso proprio nel distretto di Milano, in occasione delle elezioni del Consiglio giudiziario e della Giunta esecutiva sezionale dell’ANM, sostenendo percorsi aperti e partecipati, nati dal confronto tra i magistrati e fondati sulla condivisione di idee e programmi, piuttosto che su logiche di appartenenza.
Il documento approvato dal Consiglio nazionale riconosce, inoltre, le forti convergenze programmatiche tra il progetto Autogoverno diffuso e quello di Magistratura Democratica, affermando la volontà di condividere un percorso comune. Non si tratta affatto di un cartello elettorale, ma dell’incontro tra percorsi che, pur mantenendo la propria autonomia, condividono idee, obiettivi e metodo.
Consideriamo questa scelta un importante riconoscimento del lavoro costruito insieme in questi mesi e della condivisione di una comune visione del governo autonomo della magistratura, fondata sulla revisione del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria, sulla costruzione di una magistratura realmente orizzontale, sulla partecipazione diffusa dei magistrati alla vita degli uffici, sulla valorizzazione delle competenze professionali e sul superamento delle logiche spartitorie, una visione già concretamente sperimentata nel corso dell’ultima consiliatura.
Durante la campagna referendaria abbiamo sostenuto che la migliore risposta alle proposte di riforma della magistratura fosse la capacità della magistratura stessa di avviare una credibile autoriforma del proprio governo autonomo. Crediamo che la scelta compiuta rappresenti un primo, concreto passo in questa direzione.
Se questa scelta venisse letta esclusivamente attraverso categorie di appartenenza associativa, se ne perderebbe il significato più autentico. A nostro avviso, essa dimostra invece che è possibile costruire convergenze attorno alle idee e ai programmi, nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’identità di ciascuno.
Se vogliamo davvero rinnovare il governo autonomo, forse dobbiamo imparare a leggere anche questi percorsi con categorie nuove, capaci di riconoscere il valore dei contenuti prima ancora delle appartenenze.
Un caro saluto,
Giovanni Battista Nardecchia
Roberta Amadeo
Fabio Regolo
Angelo Mambriani
Pier Paolo Lanni