Care colleghe e cari colleghi,
negli ultimi mesi molti di voi hanno partecipato agli incontri organizzati nei diversi distretti, hanno contribuito con idee, osservazioni e proposte e hanno accompagnato, passo dopo passo, la costruzione di questo percorso.
Proprio per questo ci sembra importante ricostruire, con la massima trasparenza, le tappe che ci hanno condotto fin qui.
Il percorso è nato all’indomani della campagna referendaria, dalla convinzione condivisa che la migliore risposta alle proposte di riforma della magistratura non fosse la difesa dell’esistente, ma la costruzione di un serio progetto di autoriforma del governo autonomo.
Su queste basi, in vista dell’Assemblea straordinaria dell’ANM del 16 maggio a Roma, è stato promosso un manifesto, sottoscritto da centinaia di colleghe e colleghi provenienti da esperienze associative e professionali diverse, nel quale abbiamo individuato quelli che ritenevamo i punti irrinunciabili di un autentico percorso di rinnovamento del governo autonomo della magistratura: trasparenza delle decisioni, partecipazione diffusa dei magistrati, costruzione di una magistratura realmente orizzontale, revisione del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria, valorizzazione delle competenze professionali, superamento delle logiche spartitorie e attenzione al funzionamento degli uffici e alla qualità della giurisdizione.
Successivamente, il percorso ha trovato una prima espressione concreta in un documento sottoscritto da circa duecento magistrati, con il quale è stata proposta la candidatura di Giovanni Battista Nardecchia per il collegio della legittimità. Da quel momento il confronto si è progressivamente ampliato attraverso gli incontri di Milano, del Veneto e dei distretti dell’Italia meridionale e i numerosi momenti di confronto sviluppatisi in questi mesi, dai quali sono progressivamente maturate le candidature di Roberta Amadeo (collegio requirente 1), Fabio Regolo (collegio requirente 2), Angelo Mambriani e Pier Paolo Lanni (collegio giudici 1).
Parallelamente è iniziato il lavoro di elaborazione del programma elettorale, tuttora aperto al contributo di tutti. Fin dall’inizio abbiamo infatti ritenuto che candidature, idee e programma dovessero nascere esclusivamente dal confronto tra i magistrati e dalla condivisione di obiettivi comuni. È questo lo spirito con cui abbiamo accettato di mettere a disposizione le nostre candidature.
In questo contesto si colloca la decisione assunta ieri dal Consiglio nazionale di Magistratura Democratica, che ha deliberato di sostenere la candidatura di Giovanni nel collegio della legittimità, di Roberta nel collegio dei pubblici ministeri 1 e di Fabio nel collegio dei pubblici ministeri 2, e di promuovere il collegamento tra le candidature di Angelo e Pier Paolo nel collegio dei giudici 1 e quelle di Glauco Zaccardi (collegio 2), Monica Amirante (collegio 3) e Daniele Cappuccio (collegio 4), candidati espressi da Magistratura Democratica.
Si tratta di una decisione che si pone in continuità con il percorso che Magistratura Democratica aveva già intrapreso proprio nel distretto di Milano, in occasione delle elezioni del Consiglio giudiziario e della Giunta esecutiva sezionale dell’ANM, sostenendo percorsi aperti e partecipati, nati dal confronto tra i magistrati e fondati sulla condivisione di idee e programmi, piuttosto che su logiche di appartenenza.
Il documento approvato dal Consiglio nazionale riconosce, inoltre, le forti convergenze programmatiche tra il progetto Autogoverno diffuso e quello di Magistratura Democratica, affermando la volontà di condividere un percorso comune. Non si tratta affatto di un cartello elettorale, ma dell’incontro tra percorsi che, pur mantenendo la propria autonomia, condividono idee, obiettivi e metodo.
Consideriamo questa scelta un importante riconoscimento del lavoro costruito insieme in questi mesi e della condivisione di una comune visione del governo autonomo della magistratura, fondata sulla revisione del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria, sulla costruzione di una magistratura realmente orizzontale, sulla partecipazione diffusa dei magistrati alla vita degli uffici, sulla valorizzazione delle competenze professionali e sul superamento delle logiche spartitorie, una visione già concretamente sperimentata nel corso dell’ultima consiliatura.
Durante la campagna referendaria abbiamo sostenuto che la migliore risposta alle proposte di riforma della magistratura fosse la capacità della magistratura stessa di avviare una credibile autoriforma del proprio governo autonomo. Crediamo che la scelta compiuta rappresenti un primo, concreto passo in questa direzione.
Se questa scelta venisse letta esclusivamente attraverso categorie di appartenenza associativa, se ne perderebbe il significato più autentico. A nostro avviso, essa dimostra invece che è possibile costruire convergenze attorno alle idee e ai programmi, nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’identità di ciascuno.
Se vogliamo davvero rinnovare il governo autonomo, forse dobbiamo imparare a leggere anche questi percorsi con categorie nuove, capaci di riconoscere il valore dei contenuti prima ancora delle appartenenze.
Un caro saluto,
Giovanni Battista Nardecchia
Roberta Amadeo
Fabio Regolo
Angelo Mambriani
Pier Paolo Lanni